Gerusalemme. Pizzaballa: incendio a portone chiesa, atto di racket

Roberta Gisotti
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Gerusalemme. Pizzaballa: incendio a portone chiesa, atto di racket
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Un nuovo gesto vandalico in Terra Santa, dove è stata forzata e bruciata nella notte tra martedì e mercoledi la porta d'ingresso della Chiesa dell'Ascensione, sul Monte degli Ulivi. Ma quali sono le ipotesi investigative sulla natura di questo deprecabile atto? Roberta Gisotti lo ha chiesto a mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme:

R. - Chi è stato lo sappiamo. Si tratta di una lite fra due famiglie che probabilmente devono gestire gli ingressi al sito, che durante l’anno è a pagamento e dentro questa lite qualcuno ha appiccato il fuoco. Queste sono le informazioni che abbiamo ma sono ancora parziali e attendiamo che la polizia ci faccia avere notizie più precise al riguardo.

D. – Quindi non sarebbe un atto di tipo religioso?

R. – Indirettamente lo è, ma l’intenzione non era tanto anticristiana quanto sul controllo di quella zona. Siamo più forse nell’ambito del racket… Poi tutto si mischia.

D. - Lei ha inviato di recente una lettera alla sua comunità ecclesiale per l’inizio della Quaresima dove fa un primo bilancio della sua attività nel Patriarcato a circa 6 mesi dal suo arrivo a sanare una situazione delicata. Quali problemi ha incontrato?

R. – Ci sono problemi di carattere amministrativo e finanziario. Devo dire che entrando dentro ho visto con maggiore lucidità e chiarezza l’entità di questi problemi, che non sono piccoli. Allo stesso tempo però devo anche dire che ho incontrato ormai tutti i preti della diocesi uno per uno a casa loro, nelle parrocchie, nelle diverse realtà, e ho visto insieme ai problemi finanziari anche la determinazione da parte di tutti ad affrontare questa situazione e un’assunzione di responsabilità che credo sia importante. Questo fa ben sperare che poco alla volta… naturalmente ci vorranno anni per uscirne…si parla di debiti, tanto per essere chiari. Però spero che, una volta ci sia un intento comune e si dovrà stabilire una strategia, se ne possa uscire nel giro di qualche anno.

D. – Lei nella lettera scrive: abbiamo molto da fare, è il momento di iniziare il lavoro di riforma, ricostruzione e rinnovamento in vari settori non solo quello dell’amministrazione…

R.  – Certo, quando si tocca l’amministrazione si tocca un po’ un aspetto centrale della vita perché nell’amministrazione c’è anche il nostro senso di trasparenza, c’è un modo di intendere le attività pastorali. Tutto questo funzionerà se ci sarà una comunione di intenti all’interno di tutta la diocesi.

D. – Questi problemi che si sono creati hanno causato sfiducia da parte dei fedeli rispetto a chi doveva amministrare bene?

R. - Questo è difficile da dire, soprattutto in queste realtà, specie poi quando si parla di soldi ci sono tante voci, tante opinioni. La lettera serviva anche per chiudere il periodo di gossip, le mormorazioni, il chiacchiericcio, per fare un po’ di chiarezza e cominciare a parlarne. Credo che la lettera sia stata apprezzata dalla gente perché almeno hanno avuto una parola chiara. Credo di avere percepito un clima di fiducia, di solidarietà.

D. – Quindi ha trovato verso la sua persona un clima positivo su cui rilanciare le attività pastorali…

R. – Certo. Poi l’unanimità non ci sarà mai, ma i problemi sono chiari, sono seri, quindi ci vorrà molto impegno. Però non sono da solo, c’è gran parte della diocesi che si metterà di buona lena ad affrontare questa situazione.

 
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Tags: chiesa - Gerusalemme - mons. Pizzaballa
L'articolo nella sezione: Articoli e Interviste / Radio Vaticana
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