Una stampella tutta d'oro per una TV sgangherata

Roberta Gisotti
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Una stampella tutta d'oro per una TV sgangherata
Da "Il Telespettatore" (12/2008) di Luca Borgomeo 01/12/2008
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Sempre più generale la "sfiducia" nei dati forniti dall'Auditel. Un'azienda privata che gestisce -senza controllo pubblico - il delicato "traffico" degli ascolti, che condiziona la programmazione TV, che contribuisce al

C'è ancora qualcuno che crede ai dati che ogni giorno sforna l'Auditel?
Provate a chiedere se è credibile che 8 milioni di italiani hanno visto uno spettacolo televisivo insulso e demenziale come l'Isola dei famosi ?
Vi risponderanno che non è credibile, non è possibile, non è vero. Verrebbe da dire vox populi...

Certamente i dati forniti dall'Auditel sugli ascolti (meglio sarebbe dire sui "televisori accesi") e sullo share (che non è affatto un indice di gradimento o di "penetrazione", ma una semplice quota d'ascolto) lasciano perplessi. Più che fornire dati, l'Auditel dà i numeri. Alla voce "dare i numeri" nel dizionario Devoto-Oli si legge "con allusione alla cabala popolare, motivo di corrispondenza o illazione occulta, suscettibile di simboleggiare stranezza o sconcertante incoerenza." Ma questi "numeri" hanno, purtroppo un grande potere. Orientano la programmazione televisiva, disegnano la struttura dei palinsesti, servono a distribuire e pagare la pubblicità, a "bocciare" o "premiare" un programma, a stroncare o favorire la carriera professionale e artistica di quanti vivono di tv e nella tv.
Che questi "numeri" dell'Auditel siano veri o falsi, rilevati o inventati, attendibili o inaffidabili non ha, purtroppo, alcuna rilevanza. Servono - e come! - a tenere in piedi l'intero sistema televisivo italiano, a gestirlo, condizionarlo e controllarlo in un'ottica meramente mercantile e nell'interesse di ben individuati potentati economici, finanziari e politici.
I giudizi severi sull'attendibilità dei dati Auditel sono numerosissimi e autorevolissimi. Farne un elenco, pur parziale, occuperebbe intere pagine del giornale. Rimandiamo al libro di Roberta Gisotti, La favola dell'Auditel, Ed. Nutrimenti Roma 2005 per una puntuale raccolta di pareri di studiosi, esperti, giornalisti, Istituti di ricerche sociali, statistiche, mass-mediatiche, di politici, di Istituzioni operanti nel settore dei media: tutti critici e tutti decisamente orientati a non dare credibilità ai numeri dell'Auditel. Se questi numeri sono approssimativi, inaffidabili, poco veritieri è evidente che il sistema di rilevazione dei dati è inefficace, inadeguato, errato. I rilievi mossi al sistema di rilevazione sono molteplici e tutti fondati. Mi limito a riportare i principali che riguardano l'esiguità del campione (5075 meter, installati sui televisori di altrettante famiglie), il campione prescelto seguendo le esigenze del marketing (il telespettatore è considerato in quanto acquirente e consumatore), i "compiti "assegnati alle famiglie che dovrebbero (chi li controlla ?) seguire le indicazioni impartite dall'Auditel, i criteri di scelta delle famiglie (in genere, indisponibili a collaborare - l'85% degli italiani rifiuta il "meter" Auditel ).

Questi - e tanti altri - rilievi non sfiorano l'Auditel che si autodefinisce una Casa di vetro per evidenziare la "trasparenza" dell'attività svolta. Forse il riferimento al vetro è più plausibile se si considera che le critiche all'Auditel scivolano come l'acqua sul vetro. A proposito di trasparenza dei dati l'Auditel si rifiuta di fornire l'elenco delle famiglie "coinvolte", anche quando a farne richiesta sono organi dello Stato. E così Governo, Parlamento, Autorità per le Comunicazioni ecc. ecc. non conoscono quali (e, si può aggiungere, quante) famiglie "collaborano" a dare i numeri!

A distanza di 22 anni (l'Auditel si costituisce nel 1986) le critiche alla scarsa affidabilità dei dati non hanno modificato sostanzialmente il sistema di rilevazione, nè tanto meno intaccato il potere economico, finanziario e politico dell'Auditel, che a ragione può definirsi l'architrave dello sgangherato sistema televisivo italiano. Eppure le critiche sono generali e provengono da un fronte molto ampio, dall'intera società italiana. Significative le critiche formulate dalla Commissione parlamentare di Vigilanza, dall'Autorità di Garanzia delle Comunicazioni, dal Consiglio degli Utenti. Quest'ultimo, in particolare, nel maggio del '96 denunciava "la dubbia e falsa rappresentatività del campione statistico", l"oggettiva difficoltà della rilevazione" , "l'utilizzazione del campione a fini mercantili", e "l'inopportuna e dannosa diffusione dei dati, senza mai indicare le modalità di rilevazione, i limiti, i possibili errori standard".
Ma l'Auditel tira diritto. E' un'Azienda privata. Sic. Un'azienda privata che svolge - senza alcun controllo pubblico - un servizio di straordinario impatto sul sistema radiotelevisivo italiano e svolge una funzione pubblica, generale, al servizio della collettività. E' un assurdo. Auditel è proprietà privata. Un terzo Rai, un terzo tv-private (leggi Mediaset), un terzo Settore pubblicitario.
Basterebbe questo dato per autorizzare dubbi e sollevare inquietanti interrogativi sui dati Auditel. Anche un bambino capisce subito che se vigilati e vigilanti, controllati e controllori, giudicati e giudici rispondono ad un unico centro di potere economico e politico, i "dati" non possono non apparire ambigui, falsi, inaffidabili. Ma, nonostante tutto, i dati hanno il merito di far girare vorticosamente miliardi di euro di pubblicità e di "accontentare" i padroni dell'Auditel, che a tutto pensano meno che a rivedere un "congegno" che funziona benissimo nell'interesse di Rai, Mediaset e della pubblicità . Che, poi, questi interessi siano in contrasto con quelli di milioni di cittadini che hanno diritto ad essere informati correttamente e ad essere intrattenuti con dignità dalla tv, è un problema che non sfiora chi, sulla tv, quella pubblica e quella privata, ha costruito le sue fortune economiche e politiche, senza valutare l'influenza negativa e deleteria che un granitico monopolio televisivo continua sempre più ad esercitare nel Paese e soprattutto sui giovani.

L'Auditel ha, dunque, una parte di responsabilità per il degrado del servizio pubblico televisivo, per il continuo declino della Rai, per la gestione "privata" di un settore (quello della comunicazione) importante e vitale per la crescita sociale, culturale, etica e democratica di una comunità. Ed, allora, come non condividere l'aspro e sprezzante giudizio di Giovanni Sartori che definisce l'Auditel "un sistema nefasto" e "una sorgente di perversione"!






 
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Tags: Dati auditel tv spazzatura reality
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