Una «santa» alleanza contro il mostro Auditel

Roberta Gisotti
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Una «santa» alleanza contro il mostro Auditel
Da "Toscana oggi" di Mauro Banchini 14/04/2010
Se ne è discusso, allo Stensen di padre Ennio Brovedani, nella serata conclusiva di una tre giorni («Italiani brava gente») voluta da Regione Toscana e da Mediateca

Una alleanza per abbattere un «re» sempre più «nudo». È partita domenica scorsa da Firenze e, visto il luogo (l'auditorium dei gesuiti, lo Stensen) potremmo dire che si tratta di una alleanza «santa»: prendere spunto dalla magia del cinema, scegliendo un settore dalle enormi potenzialità come la documentaristica, per capire come la vecchia tv ha rovinato l'Italia e per studiare come la nuova tv, ad esempio quella digitale, potrebbe aiutare a ri-sollevarla. Ma occorre che i cittadini si rendano consapevoli dell'esistenza di un mostro e di uno strumento utile per abbatterlo. Il mostro si chiama Auditel e lo strumento web.

È infatti partita la battaglia per riformare l'Auditel. Se ne è discusso, allo Stensen di padre Ennio Brovedani, nella serata conclusiva di una tre giorni («Italiani brava gente») voluta da Regione Toscana e da Mediateca (organizzata da due giovani pratesi Simone Pinchiorri e Daniele Baroncelli: www.cinemaitaliano.info ) per mostrare documentari dal forte impatto sociale. Molti hanno raccontato come l'Italia sia stata trasformata, involgarita, incattivita da una tv sempre più schiava di Auditel, l'unico sistema oggi esistente per misurare gli ascolti di un mezzo che, letto solo in termini di quantità, finisce per degradarsi. E per degradare.

Madrina una giornalista di Radio Vaticana, Roberta Gisotti, che da anni conduce una battaglia per svelare le debolezze di Auditel. Alla campagna tutti possiamo contribuire: dal sito www.riforma-auditel.it e da una specifica pagina in facebook.

«Bisogna mobilitare il popolo della rete per cambiare l'Auditel - ha detto Roberta Gisotti - e per questo utilizzeremo la rete anche per svegliare Parlamento e Autorità di garanzia». Non sono infatti mancati nel passato appelli: ma chi ha il potere per adesso non si è mosso. Ecco dunque l'importanza di coinvolgere i cittadini: secondo quanto insegna la fiaba, a volte è proprio il più debole a sussurrare l'evidenza.

Cosa è che alla Gisotti e ai suoi amici (compresi Lorella Zanardo e Cesare Cantù, co-autori del film «Il corpo delle donne») cos'è di Auditel che proprio non piace? «Ogni giorno - è la risposta - Auditel dà una classifica viziata tra vincitori e vinti. E usa metodi ormai obsoleti rispetto alle nuove piattaforme digitali». Basta stare anche solo 15 secondi su un programma e diventiamo "pubblico" di quel programma, anche se non ci piace visto che Auditel non evidenzia le opinioni degli spettatori circa la qualità dei programmi».

Questo sistema di rilevamento degli ascolti (una società privata che da un quarto di secolo associa Rai, Mediaset e pubblicitari: come dire i controllati che diventano controllori) registra con sicurezza solo il numero degli apparecchi accesi: non offre certezze su quanti guardiamo, in effetti, la tv nè sui programmi davvero visti. Il suo unico scopo reale è «dare un prezzo agli spot tv»: in base ai suoi dati, viene infatti spartita fra i canali pubblici e quelli privati la notevole torta (4.800 miliardi di lire all'anno) di entrate pubblicitarie. Chi vince la partita di Auditel è premiato nella programmazione e nei compensi mentre chi perde (e spesso perdono i programmi più creativi, più coraggiosi) viene cancellato o sparisce con rapidità. Ecco perchè «la ricerca esasperata dell'audience ha prodotto guasti in ogni fascia oraria sacrificando la dignità delle persone, appiattendo le proposte su pochi generi, rimuovendo la cultura, inducendo nel pubblico una tv emozionale».

Auditel non misura solo i programmi di varietà, ma anche quelli di informazione: anche i telegiornali. Per cui anche l'informazione giornalistica - che dovrebbe avere regole basate su una deontologia professionale capace di mettere al centro il cittadino e il suo diritto a essere informato - finisce per essere schiava del mercato, diventa «prodotto» come gli altri: fatto solo per vendere pubblico, target precisi, ai mercanti della pubblicità.

Una alternativa è possibile. Auditel si serve di un campione statistico: solo 5 mila famiglie («condizionate da un sistema macchinoso e del tutto fallibile di rilevamento», sostengono Roberta Gisotti e gli altri). Ma oggi, con la tv digitale interattiva che permette rilevamenti diretti, cioè senza campione, degli ascolti televisivi, è possibile registrare sia la quantità degli spettatori sia la qualità dei programmi così come percepita dal pubblico.

Fra i documentari presentati allo Stensen anche alcuni capaci di raccontare com'è ridotto questo nostro Paese dopo un trentennio di tv commerciale (ah, come avevano visto bene Fellini e Pasolini ...).

Per la controffensiva forse c'è ancora spazio. Basta ascoltare quei pochi che, come il bambino della fiaba, hanno il coraggio di sussurrare ciò che vedono sul serio: che il re, appunto, non è vestito con lo sfarzo che lui dice. Quel re è vestito di nulla. Quel re è nudo. E se cominciamo a dirlo in tanti, finirà - il re - per vergognarsi. E per lasciarci liberi.

 
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L'articolo nella sezione: Rassegna: si parla di me / Periodici
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