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Auditel, adesso si cambia. Ma resta il grande mistero
Roberta Gisotti 27/07/2004
Il sistema di rilevamento è macchinoso e controverso.Eppure da 18 anni opera in regime di monopolio. Dal primo agosto nuove fasce di famiglie-campione

L'Auditel cambia ma le polemiche restano. La società che rileva ogni giorno l'audience dei programmi televisivi annuncia infatti una rivoluzione, per assicurare - dichiara il direttore generale Walter Pancini - una lettura "più aggiornata e flessibile" dei dati, "coniugando le componenti culturali con quelle economiche e professionali". Tradotto per il pubblico significa offrire maggiori informazioni al marketing per orientare meglio la pubblicità.

Dal primo agosto le cosiddette classi socio-economiche delle famiglie-campione, che partecipano al rilevamento, passeranno infatti da 4 a 6. L'intera popolazione italiana verrà compresa nelle sigle: "Bb" basso livello; "MB", livello medio basso; "BA", basso livello economico ma alto livello sociale; "AB", alto livello economico ma bassa scolarità; "MA", livello medio alto d'istruzione e reddito; "AA", colti e ricchi.
Una riforma necessaria - secondo l'Auditel - per avere uno spaccato dinamico del Paese. In realtà è un espediente per definire meglio stili di vita e tendenze al consumo del pubblico. Occhio dunque a titoli di studio e beni posseduti, per incrociare i dati e valutare le tendenze. Le famiglie-campione saranno valutate attraverso il possesso di televisori e videoregistratori, collegamenti a Internet, impianti di aria condizionata, proprietà di seconde case, diplomi conseguiti e professioni esercitate. E saranno seguite nel corso degli anni per valutare la possibilità di un salto avanti o indietro nella classifica delle "doppie lettere".


Nessun cambiamento sostanziale, invece, per il sistema di rilevamento degli ascolti, che opera da quasi 18 anni in regime di monopolio assoluto, grazie al patto stretto nel 1986 tra la Rai, l'allora Fininvest oggi Mediaset e l'Upa gli utenti della pubblicità. Un sistema spesso denunciato come inaffidabile: il rilevamento è infatti basato su una tecnica macchinosa e imperniata sui comportamenti umani.

L'avvento dell'Auditel in Italia ha cambiato le regole della comunicazione. Nata per dare un prezzo agli spot pubblicitari, si è infatti trasformata in giudice insindacabile dell'intera programmazione televisiva e sempre più anche dell'informazione giornalistica.
Ma l'Auditel registra con certezza solo apparecchi accesi e spesso confonde perfino i canali sintonizzati. Il suo campione di riferimento è formato da circa 5 mila famiglie, la cui lista è rimasta però segreta. Nè sono state rivelate le 10-12mila famiglie che dovrebbero essere già uscite dalla ricerca.

E' un campione comunque di consumatori e non di cittadini-utenti, che rappresenta solo il 10 per cento della popolazione, perchè su 10 famiglie contattate solo una accetta di collocare il meter sul proprio televisore, e nulla sappiamo invece del restante 90 per cento che rifiuta di essere campionato, e di cui si ignorano le scelte di ascolto. Inoltre è dimostrato che un apparecchio tv per il 40 per cento del tempo in cui è acceso o non viene guardato o è visto solo distrattamente, ma basta restare sintonizzati per 31 secondi su un canale e si viene compresi nel pubblico di quel programma.

Infine non vi è alcuna garanzia che le famiglie-campione, che restano tali mediamente per 5 anni (ma alcune hanno confessato di esserlo state per 10-12 anni) si impegnino con diligenza a svolgere un vero e proprio lavoro, in cambio di un piccolo elettrodomestico ogni anno, come hanno testimoniato le poche famiglie-campione intervistate pubblicamente.
Vi sono poi i limiti tecnici, evidenziati da una ricerca dell'Istat, per cui i dati Auditel paradossalmente sono più affidabili - fatte salve le riserve sopra elencate - sui grandi numeri, nelle ore di maggiore ascolto, per cui un emittente minore come La7 può maturare errori di stima fino al 70 per cento al mattino.

C'è infine il problema delle sovrapposizioni di frequenze tra le reti. Nelle ore serali solo Rai 1, Canale 5 e La7 non si sovrappongono, e al pomeriggio solo Rai 2 e La7, mentre tutte le altre emittenti spesso si confondono ed è impossibile attribuire con certezza le audience dei vari canali. Eppure alle 10 del mattino in tutte le redazioni televisive si consuma il dramma quotidiano della lettura dei dati Auditel, in base ai quali i "perdenti" vengono processati mentre per i "vincitori" è gloria, lavoro assicurato e compensi che lievitano.

E non basta: il dato Auditel è diventato l'indice di consenso, veicolo di valori, consumi e stili di vita e perfino di orientamento politico.
 
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L'articolo nella sezione: Articoli e Interviste / La Repubblica
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