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Medicina in tv? Attenzione al sensazionalismo e ai reality
Da "il Velino" Agenzia stampa quotidiana nazionale 28/09/2010
La tesi di Roberta Gisotti e Mariavittoria Savini nel libro pubblicato da Rai-Eri
"L'informazione ben fatta serve alla salute, fa parte in qualche modo della medicina, la cattiva informazione non fa un buon servizio al cittadino quando promette cose che non esistono. La tv diventa una buona dottoressa, dunque, quando fa bene il suo lavoro". Apre così, Luciano Onder, pioniere della comunicazione medico-scientifica in Rai, la presentazione del libro "Tv buona dottoressa? La medicina nella televisione italiana dal 1954 ad oggi" (Rai-Eri) scritto da Roberta Gisotti e Mariavittoria Savini. Il tema trattato da Onder e le domande rivolte agli ospiti girano intorno ad un punto focale: il servizio reso alla cultura del Paese è fatto bene o ci sono settori che potrebbero essere modificati? Gli risponde il ministro della Sanità, Ferruccio Fazio: "Anzitutto la tv pubblica forma i cittadini su uno degli aspetti principali cioè la propria salute. Io credo che per chiarezza si potrebbero distinguere due aspetti: cronaca e divulgazione medico scientifica. La prima ha un contenuto emozionale e quello è il reale pericolo anche perchè anch'essa dovrebbe aiutare il cittadino. Mi riferisco - continua Fazio - ai recenti problemi con i parti. C'è stata una buona informazione di cronaca, l'informazione è stata trattata in modo abbastanza equilibrato e non ha generato panico nei cittadini. Un errore è stato fatto quando è stata trattata la pandemia influenzale l'anno scorso. Credo che questo libro affronti in modo specifico questi temi. La divulgazione scientifica che è sicuramente utile serve al cittadino che deve prendere coscienza del servizio medico sanitario. Ma la tv non può sostituirsi al medico. La sanità italiana è la migliore del mondo, superiore agli standard europei. I tg rischiano la spettacolarizzazione ed è questo il pericolo vero. Il conduttore del talk show potrebbe essere quello più pericoloso di tutti perchè rischia di creare danni". Il ministro conclude dicendo che "nella comunicazione bisogna avere sempre a cuore l'interesse dell'ammalato. Chi divulga deve essere certo che ciò che sta divulgando cambi in meglio il decorso della malattia perchè tutto ciò che non cambia il decorso è potenzialmente negativo". Prende poi la parola Amedeo Bianco, presidente della Federazione Nazionale dell'Ordine Medici: "Ci sono trasmissioni, rubriche, che oggettivamente trovano la soddisfazione da parte dei medici ma credo che questo sia in linea con quello detto dal ministro. Il giudizio deve essere calibrato su quelle che sonno le mission della tv. Il disagio maggiore si registra nella cronaca, è un problema di carattere strutturale perchè la cronaca ha delle esigenze ed è l'aspetto più sensibile, più critico. La comunicazione è sacrosanta (in quanto è uno dei pilastri della democrazia) ma rischia di creare incertezze certe volte. Dobbiamo lavorare affinchè la cronaca sia lo strumento di informazione ma anche di una comunicazione positiva. Dobbiamo creare intorno alla figura del giornalista e del dottore due profili di competenza che li aiuta a fare meglio il proprio lavoro. Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, bisogna fare attenzione anche al Web: la vicenda della pandemia influenzale ha avuto proprio lì la sua virulenza. Può essere utile aiutare i giornalisti a verificare la fondatezza scientifica di certe notizie". Antonio Marano, vice direttore generale Rai, ha commentato: "La questione della Rai servizio pubblico è importante ma non può essere l'unico aspetto della comunicazione. La cosa fondamentale è che ci siano ottimi professionisti che toccano questo argomento fermo restando che la tv non deve sostituirsi al medico come nemmeno alla famiglia. Noi abbiamo un altro compito che è prevenire ed educare. Se riusciamo a costruire filoni di comunicazione per i giovani e riusciamo ad insegnare loro cosa vuol dire alimentarsi correttamente e come fare sport, penso sia una cosa molto importante. Il servizio digitale potrà permetterci grazie ai nuovi canali di sviluppare con maggior rigore il nostro ruolo di educatori. Un argomento che ha toccato il libro è la medicina e la fiction, un settore la fiction che noi abbiamo usato alla grande, come 'E.R.' ad esempio. E' un modo per avvicinare l'umanità del medico alla persona qualunque. Sono convinto che il ruolo dell'informazione sia anche essere critici." Onder continua la conferenza chiedendo a Roberto Natale, presidente della federazione nazionale stampa italiana (FNSI) se i media fanno bene il proprio lavoro. E Natale risponde: "Le regole che valgono per una buona informazione in tema di sanità non sono diverse da quelle che valgono per il buon giornalismo in genere. Un errore nel campo della sanità però è molto più grave. E' vero che nelle situazioni di maggiore immediatezza affiora il nostro essere inadeguati. Consideriamo sinonimo di notizia la cattiva notizia e invece dobbiamo abituarci a pensare che la notizia è anche e soprattutto la buona notizia. Con le cattive notizie non si fa prevenzione. Il giornalista deve saper rifuggire da logiche di spettacolarizzazione." Natale passa poi a parlare del ruolo che Internet ricopre nell'offerta di informazioni mediche: "E' crescente la quantità di persone che vanno in Rete a cercare risposte a questioni mediche anche importanti. Il cittadino deve sapere però che anche in internet il servizio pubblico può rappresentare un punto di riferimento". Riprende infine la parola Luciano Onder che intervista le due autrici del libro. A Roberta Gisotti chiede se i giornalisti fanno bene il loro lavoro e lei risponde che "massima parte dei giornalisti e anche i medici che divulgano, svolgono bene il loro lavoro. Nel libro diciamo che ci sono rischi in agguato, primo fra tutti il sensazionalismo: se questo è deprecabile in ogni settore dell'informazione, è inaccettabile per l'informazione medica". "Inoltre - continua la Gisotti - un altro pericolo è rappresentato dalla ricerca esasperata dell'audience: cercare di catturare con ogni espediente l'attenzione dello spettatore è irresponsabile in programmi che trattano di medicina e benessere. Noi crediamo che ci stia bene un punto interrogativo nel titolo del libro in quanto monito per i giornalisti che tengano sempre presente quando fanno informazione." L'altra autrice, Mariavittoria Savini, aggiunge: "La medicina essendo una materia così seria, quando sconfina nella fiction è pericolosa. Mi riferisco ai reality show che hanno suscitato parecchie polemiche nelle pagine dei giornali. Il giornalismo medico e la medicina in tv accomuna due professionalità. Entrambe hanno un obiettivo comune cioè la tutela della salute pubblica". La Savini conclude dicendo che "l'informazione medico-scientifica è troppo importante e necessaria perchè per un medico è meglio avere un paziente informato che un paziente che si trova spaesato e incapace di aderire ad un progetto di cura. Questo contribuisce sicuramente a creare un rapporto medico-paziente".
 
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L'articolo nella sezione: Rassegna: si parla di me / Agenzie
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