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LA TV FOLLE DELLA SECONDA REPUBBLICA
da Lumsa News di Maria Elena Ribezzo 24/01/2007
Roberta Gisotti ne parla nel suo ultimo libro
È una storia sorprendente, travagliata e costellata di colpi di scena: tra dimissioni, sostituzioni, atti di sfiducia, nomine a raffica. È la storia della Rai da Tangentopoli alla caduta del governo Berlusco- ni: un vorticoso avvicendarsi di consigli di amministrazione, direttori generali e responsabili di divisione, reti, strutture, dipartimenti, consociate e tutto quanto rientra nell'ottica di spartizione di un potere frammentato. Questa storia è raccontata da Roberta Gisotti nel suo ultimo libro: "Dalla tv dei professori alla tv deficiente. La Rai della seconda Repubblica". I "deficienti" sono tutti quanti in Rai, dopo la caduta della prima Repubblica, hanno spodesta- to i professori, quelli che in Rai ci sono nati e che l'hanno fat- ta crescere nella sua missione di Televisione sociale. Il termine non è una licenza poetica della Gisotti, ma la "citazione" di una frase della signora Franca Ciampi, all'epoca first lady. La Gisotti chiarisce bene la situazione con un'epigrafe ripresa da Shakespeare: "È follia, ma c'è del metodo". Parte quindi dalla battuta di Polo-nio che descriveva la condotta folle di Amleto, che però in fondo aveva le sue ragioni. Insomma: tredici presidenze in tredici anni. Nessuno in Europa è riuscito a fare meglio. La presentazione del libro si è tenuta lo scorso 15 gennaio in un'angusta saletta della libre- ria Arion di Monteciorio. È un peccato, perchè avrebbero meritato di più il suo lavoro e i suoi ospiti: Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, Massimo Baldini, membro della Commissione vigilanza servizi radiotelevisivi, Roberto Natale, di Articolo 21, e Franco Monteleone, docente all'Università di Roma Tre. È un libro accattivante come un giallo: "È scritto così bene - ha detto Franco Monteleone - che ci fa risultare simpatico anche Pierluigi Celli". Non è solo una questione di cambi di amministrazione che magicamente coincidono con i cambi di governo. Non è solo un problema di dominio incon- trastato di politica e pubblicità. Il fatto è che il servizio pubblico è entrato in piena competizione con la televisione commerciale: tre Reti contro tre Reti che fanno a gara di ascolti. Il che non sarebbe un reato se non fosse che la Rai dovrebbe avere una missione sociale, a cui fa fronte il canone d'abbonamento, che si è completamente persa per strada, corrosa e corrotta dal meccanismo perverso degli ascolti. Non è un caso che Roberta Gisotti sia il peggior incubo della logica dei "numeri", da autrice del libro "Favola dell'Auditel". La tripartizione delle Reti televisive non ha mai corrisposto ad alcuna pianificazione editoriale: è il prodotto di una lottizzazione politica, vale a dire di una spartizione fra i partiti e nei partiti, che risale indietro nel tempo, e ormai fa parte dell'azienda. Il peccato più grave di cui si sono macchiate entrambe le maggioranze è stato quello di trascurare i contenuti e di occuparsi solo delle forme societarie dell'azienda, di aver effettuato tagli di personale senza minimamente tenere in considerazione il valore di chi veniva mandato via e di aver proposto addirittura, a un certo punto, di far entrare la Rai in borsa. Sarebbe paradossale: quale servizio pubblico dà utili ai privati? L'epigrafe di Polonio è efficace, e si ripete alla fine di ogni capitolo. Dovesse sfuggire a qualcuno. Probabilmente però, come ha sottolineato Roberto Natale, non c'è solo follia se il sistema, nonostante tutto, regge ancora. C'è anche materia, c'è anche passione. E non importa se siamo sul- l'orlo di un'implosione; quella è una passione sulla quale, attraverso una profondissima riforma, in fondo conviene ancora investire.
 
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L'articolo nella sezione: Rassegna: si parla di me / Agenzie
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