Roberta Gisotti

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Ma cosa dicono gli indici di ascolto?
Da "www.magazine.liquida.it" di Elisa Russo 22/10/2010
Ogni media ha alle spalle un'organizzazione che si occupa della rilevazione degli indici di ascolto. Molto spesso i dati raccolti e le modalità di rilevazione vengono messi in dubbio e si solleva la necessità di introdurre nuovi sistemi
Dietro ogni media c'è la necessità di avere dati precisi e il più possibile dettagliati sulla composizione (quantitativa e qualitativa) del proprio pubblico: per motivi pubblicitari, in primis.
Visti gli enormi interessi in gioco, c'è spesso il timore che ci possano essere manipolazioni e strumentalizzazioni dei dati, come avviene per altro con i sondaggi d'opinione e le indagini di mercato, la cui efficacia e obbiettività viene talvolta messa in dubbio - a tal proposito qualche anno fa (2002) usciva un libro intitolato La favola dell'Auditel, della giornalista, scrittrice e docente universitaria Roberta Gisotti.

Il libro ripercorre le azioni, le richieste di chiarimento, i limiti e le riserve sollevate nel corso degli anni dal Consiglio consultivo degli utenti, dal Garante per l'editoria, dal Codacons, dall'Istat, dal Governo; testimonia i reiterati rifiuti da parte dell'Auditel a garantire maggior trasparenza; sottolinea i dubbi, le denunce e i silenzi di molti operatori; propone le sconcertanti testimonianze delle poche famiglie Auditel uscite allo scoperto. Il risultato della ricerca è quello di uno strumento imperfetto, macchinoso da utilizzare, rifiutato da nove famiglie su dieci, mirato a monitorare più i consumatori che i telespettatori.

Sono passati diversi anni dall'uscita del volume della Gisotti, ma le questioni sono rimaste irrisolte e il dibattito sull'efficacia degli indici di ascolto è tuttora aperto. Grossi dubbi vengono sollevati non solo sui metodi di rilevamento degli indici di ascolto tv (che fanno più clamore vista l'entità degli interessi in gioco), ma anche su quelli dell'ascolto delle radio (Audiradio), stampa (Audipress) e Web (Audiweb).

I rilevatori, dal canto loro, cercano di rassicurare sull'imparzialità e precisione della loro raccolta dati.

Auditel, sul sito ufficiale, assicura di garantire una stima statistica, autorevole e imparziale, dell'ascolto della televisione in Italia.
 Dal 1986, Auditel monitora, 24 ore su 24, minuto per minuto, "tutta" la TV, nazionale e locale - terrestre, satellitare, analogica e digitale.

Gli indici di ascolto della tv sembrano influenzare ormai in maniera irreversibile i palinsesti e la durata dei programmi: sempre più trasmissioni in prima serata si protraggono in maniera estenuante ben dopo la mezzanotte, il tutto per inserirci dentro il maggior numero possibile di blocchi pubblicitari, in una lotta costante tra tv pubbliche e private - ormai sempre più indistinguibili.
L'Auditel avrebbe condizionato non solo i programmi di intrattenimento, ma in maniera ben più grave anche i programmi d'informazione e gli stessi tg, come rilevato da Savona e Ponente (che propone addirittura una legge che vieti ai tg di fruire dell'Auditel):

Fateci caso, i TG si sono "accorciati". Orologio alla mano, guardateli: dalle 20:00 alle 20:15, notizie. Dalle 20:15 alle 20:30 - scusate il giro di parole - cazzate: feste, festini, abbigliamento per animali, consigli per l'abbronzatura, gossip e vario ciarpame. A volte qualche bel marchettone. Fuffa che mai avrebbe potuto sperare di accedere a TG nazionali, redazioni composte da CENTINAIA di giornalisti, in grado di sviluppare tematiche e inchieste eccezionali, con sedi regionali e mezzi di ogni tipo e costo a disposizione. E sedi regionali in tutt'italia e corrispondenti all'estero in pianta stabile, con conseguenti costi inimmaginabili. Per parlare delle venerabili chiappe della povera Gregoraci?
 Si, perchè fa ascolto.
 E le notizie? Amen. Utile sarebbe una proposta di legge per vietare ai TG di fruire dell'Auditel. Ma come fai, ormai? Ecco perchè non voglio rapporti, non voglio sapere cosa "funziona"e cosa no, quale sia l'argomento che "fa più contatti". Perchè - da giornalista - ti condiziona. Perchè due scemi che si menano fanno molti più contatti di un pensionato con la minima. E se ci presti attenzione ti condiziona verso il peggio, e finisci per raccontare il nulla, che non serve ai lettori - che per legge ed etica sono il tuo giudice ultimo - non serve alla collettività, al progresso sociale, alla formazione libera della pubblica opinione, come dovrebbe, ma agli inserzionisti. Che NON sono la Collettività ma aziende a scopo di lucro.
 Nulla in contrario, ma penso che un buon giornalista che vuole correttamente informare e criticare come Costituzione sancisce, non debba invischiarsi troppo in queste pastoie, se vuole mantenere l'autonomia. 
E l'autonomia (vera) dei giornalisti spesso è coincidente con la Libertà (vera) dei Cittadini di essere correttamente informati su ciò che accade. Con buona pace delle natiche della Gregoraci by boat, e di coloro che dall'immagine di Esse, guadagneranno un po' meno.
"Obiettivo di Audiradio è quello di promuovere una ricerca sull'ascolto delle radio pubbliche e private, nazionali e locali, continuativa, unitaria, metodologicamente all'avanguardia e autorevole sul mercato. Oltre a questa funzione primaria, Audiradio tende a favorire lo sviluppo del mezzo radiofonico in tutti i suoi aspetti: editoriali, commerciali e tecnologici", si legge sul sito ufficiale.
Per molti anni la rilevazione degli ascolti radio è stata effettuata attraverso interviste telefoniche. Poi si è passati alla compilazione di diari da parte di un gruppo selezionato e presumibilmente rappresentativo della popolazione. Questo metodo ha portato a risultati molto diversi rispetto alle passate indagini telefoniche, rilevando tra l'altro un aumento di ascoltatori radio che sembra improbabile. Un metodo alternativo di raccolta degli indici di ascolto delle radio potrebbe essere quello segnalato da Radiopassioni:

Negli Stati Uniti è stato introdotto un misuratore di audience radiofoniche basato su un sistema di rilevamento di segnali sub-aurali da parte di un dispositivo elettronico, il Portable People Meter di Arbitron. Ovviamente anche qui il dispositivo viene utilizzato da un campione rappresentativo di individui. Sulla effettiva qualità di questa rappresentazione si gioca tutta la serietà e l'attendibilità di un sondaggio. Negli Stati Uniti il PPM ha sovvertito completamente le classifiche di ascolto in molte aree metropolitane e ci sono state polemiche simili a quelle che oggi investono Audiradio, con gruppi editoriali che hanno minacciato di abbandonare la metodologia togliendo dalle loro stazioni la trasmissione dei segnali di marcatura "ascoltati" dal dispositivo. Il PPM è stato introdotto nel 2006 a Philadelphia e a mio modesto parere sarebbe ora di esportarne l'esperienza anche in Europa. Suggerisco la lettura dell'intervento di due consulenti europei, Sam Zniber e Emmanuel Legrand su Radio Intelligence del marzo scorso, sulle opportunità dell'adozione di questa tecnologia sul nostro continente. La qualità e il successo della programmazione radiofonica italiana meritano un po' di serietà in più rispetto alle beghe da portineria che investono oggi Audiradio.
Audipress è una società che ha per oggetto la realizzazione oggettiva e imparziale, anche con funzioni di committenza ai sensi della disciplina prevista in materia di appalto, di indagini collettive di tipo quantitativo e qualitativo sulla lettura dei giornali quotidiani e periodici e su ogni dato relativo alle caratteristiche della lettura e dei lettori, ivi comprese tutte quelle caratteristiche comportamentali utili a meglio configurare questi lettori quali destinatari della comunicazione pubblicitaria.

AncheAudipress ha avuto le sue vicissitudini, come riportato da Adnkronos:

L'Antitrust avvia un'istruttoria per verificare se la società Audipress abbia messo in atto un abuso di posizione dominante nel mercatodei servizi di rilevazione della stampa, con effetti rilevanti sulla concorrenza nel mercato connesso della raccolta pubblicitaria. La decisione e' stata adottata alla luce di una segnalazione della societa' E Polis, societa' editrice che pubblica diciannove testate giornalistiche locali, caratterizzata dalla formula free pay (gran parte dei giornali stampati viene diffusa gratuitamente, mentre una minima parte e' in vendita in edicola)
Forse perchè di invenzione più recente, Audiweb ha collezionato sicuramente meno critiche. Audiweb realizza e fornisce al mercato un sistema integrato di servizi per la rilevazione e la diffusione di tutte le fonti di dati sulla fruizione dei media online (Online Audience Measurement Service), con il supporto metodologico di propri partner di ricerca e di organizzazioni internazionali come IAB.

Dal 2008 Audiweb ha adottato un nuovo sistema integrato per la rilevazione e la diffusione dei dati sulla fruizione dei media online effettuati da Personal Computer (Online Audience Measurement Service), allargando la rilevazione dagli accessi da casa e da ufficio agli altri luoghi (biblioteche, luoghi pubblici, internet point e mobile) e integrando i dati del panel di navigatori ai dati censuari rilevati dai siti editoriali. Il risultato è una piattaforma integrata per la rilevazione dei dati che consente al mercato l'utilizzo di informazioni imparziali e attendibili per la comprensione del mercato e per la pianificazione e la gestione delle campagne di comunicazione.
In questo modo, editori,aAgenzie, centri media, aziende e analisti possono utilizzare strumenti efficaci per la comprensione del mercato oltre che per la gestione e l'ottimizzazione di tutte le azioni pianificate online.

Roberto Venturini riporta i dati di luglio 2010 che danno una fotografia abbastanza dettagliata degli utenti internet italiani:

Gli utenti con accesso alla rete a Luglio sono 23,8 milioni. Nella press release viene data grande enfasi al fatto che in un anno sono cresciuti del 10%. Resta il fatto che a Maggio 2010 erano sempre 23,8 milioni. Ad aprile erano 23,6.Dato più interessante è invece quanti sono quelli che effettivamente usano Internet (non quelli che potrebbero usarlo) - e quindi il numero di utenti attivi nel giorno medio. A Luglio sono stati 10,8 milioni. Erano 11,7 a Giugno e Maggio. Si è navigato in media 1 ora e 28 minuti al giorno, con una leggera contrazione rispetto ai mesi precedenti. Si sono viste in media 166 pagine per persona (non è cambiato quasi nulla). Altre informazioni significative: "Il 43,6% della popolazione italiana con più di 2 anni accede a internet almeno una volta al mese. Più in dettaglio, risultano 6 milioni gli uomini e 4,8 milioni le donne online nel giorno medio, con una maggiore concentrazione nell'area geografica del Nord-Ovest in cui si registra un dato medio quotidiano di 3,3 milioni di utenti attivi (il 22,4% della popolazione di riferimento). Nel mese di luglio si conferma una maggiore concentrazione dell'uso di Internet nei giorni lavorativi (lunedì - venerdì), in particolare il lunedì che registra una media giornaliera di11,685 milioni di utenti attivi e 180 pagine viste per 1 ora e 34 minuti per persona. L'accesso a internet cala nel fine settimana (sabato - domenica), con circa 9 milioni di utenti attivi nel giorno medio per 1 ora e 22 minuti di tempo speso e 149 pagine viste per persona. Nelle fasce orarie pomeridiane e serali si registra un incremento di audience, con un dato pressochè stabile a partire dalle ore 12:00 (5,5 milioni di utenti attivi nella fascia oraria 12:00-15:00) fino alle ore 21 (5,4 milioni di utenti attivi nella fascia oraria 18:00 - 21:00).
 
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