Roberta Gisotti per la trasparenza dell'Auditel

Roberta Gisotti
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Roberta Gisotti per la trasparenza dell'Auditel
Da "www.ilcorpodelledonne.net" 19/01/2010
Pubblichiamo qui di seguito una lettera aperta per la riforma dell'Auditel che Roberta Gisotti ha inviato alla Commissione Parlamentare di Vigilanza per i Servizi Radiotelevisivi.
Gisotti, capo redattrice di Radio Vaticana, docente di Econ
Ai membri della Commissione parlamentare di vigilanza
sui Servizi radiotelevisivi
Gentili deputati e senatori,
buon anno a voi perchè sia un anno migliore della nostra Tv, tanto spesso svenduta e umiliata sull'altare di interessi economici e politici estranei alla missione del servizio pubblico. Abbiate in questo 2010 il coraggio di onorare il ruolo assegnatovi dal Parlamento di vigilare sui servizi radiotelevisivi ponendovi dalla parte dei cittadini, uomini, donne, bambini, giovani, anziani sacrificati da una programmazione sottomessa - perfino nell'informazione giornalistica - alla dittatura dell'audience, regolata dall'Auditel, sistema di rilevamento quantitativo degli ascolti, del tutto convenzionale al fine spartire gli investimenti pubblicitari, inaffidabile sul piano scientifico, strumentale per l'uso che se ne fa fino a tributare ai suoi dati la valenza di consenso finanche politico ed ormai assolutamente obsoleto rispetto alla nuove tecnologie digitali. L'Auditel è una società privata che opera in regime di monopolio da ben 23 anni, dove gli associati sono controllori di se stessi.
Al presidente Zavoli, chiedo in particolare di risparmiarci tante belle, dotte e nostalgiche parole per una buona 'Tv che non c'è' - come abbiamo ascoltato nel recente Seminario per una Tv di qualità promosso dalla Commissione - e di realizzare fatti per una buona 'Tv che sia' oggi, a partire dalla messa in opera di sistemi di rilevamento qualitativo degli ascolti e di altre forme di raccolta dei pareri degli utenti da rendere pubblici, così come previsto ma mai realizzato dai Contratti di servizio della Rai.
A tutti i membri della Commissione di ogni partito e ideologia chiedo di agire secondo coscienza, pensando anzitutto ai propri figli e nipoti, che da questa Tv irrispettosa dei principi democratici e della dignità delle persone sono e saranno formati.
Quasi certamente questa mia lettera passerà inosservata agli occhi dei vostri/e assistenti e segretari/e che difficilmente ve ne daranno notizia, non per questo posso rinunciare ad appellarmi a voi, perchè possiate restituire la Tv e non solo quella pubblica ai cittadini italiani.
Roberta Gisotti
Portavoce Tavolo permanente per la riforma dell'Auditel
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37 commenti
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1.Valentina S. 20 gennaio 2010, 08:47
Ottima cosa!
Si stanno anche raccogliendo firme per aderire a questo appello?

2.walter 20 gennaio 2010, 09:33
Che anima bella. Bisognerà informarla che in Italy c'è un piccolo problema di commistione tra potere politico e mezzi di comunicazione.

3.Lorella Zanardo 20 gennaio 2010, 23:10
@walter
credo lo sappia:) trovo queste iniziative importanti perchè si oppongono alla disillusione generale e affermano la possibilità di reagire che avremmo tutti. Se tutti scrivessimo una lettera così credo che alcune cose cambierebbero.

4.Francesca 21 gennaio 2010, 08:10
Donne giudici e guerriere nei tempi biblici:
Giudici 4:4-11,17-24

5.Cesare Cantù 21 gennaio 2010, 09:11
La riforma dell'Auditel non è un impegno qualsiasi nella battaglia per migliorare e democratizzare la televisione in Italia. Risolto il nodo di come e a chi affidare la rilevazione dei dati di ascolto in modo affidabile, molti dei problemi che trattiamo e su cui ci impegniamo troverebbero una più semplice e naturale via di uscita. L'Auditel ha molti problemi, Roberta Gisotti li ha bene esposti nei suoi libri e nei suoi interventi pubblici, ma non solo lei, lo hanno fatto anche le inchieste di Report, della rivista Cuore e di qualche altro isolato giornalista. Riassumendo sommariamente, la tecnica di rilevazione pare troppo invasiva nella vita delle famiglie campione per essere affidabile; il problema della sicurezza dei dati raccolti e inviati per via telefonica non è stato chiarito se non genericamente da Auditel; questa società opera in regime di monopolio ed è costituita dalle stesse parti che hanno interesse diretto nelle rilevazioni: Rai, Mediaset, pubblicitari. Inoltre l'Istat, il massimo istituto statistico del nostro paese, ha espresso più volte in suoi importanti membri perplessità sul valore scientifico dei dati Auditel. C'è poi più di un caso clamoroso che ha gettato un ombra sull'operato di Auditel: tra cui quello celebre del luglio del 2000 quando un programma in diretta da Lecce su Rai1 fu interrotto da una impproviso violento temporale: per un quarto d'ora fu mandato in onda il segnale orario. Ebbene, il mattino dopo Auditel dichiarò uno share del 15 per cento, cioè circa tre milini di spettatori sarebbero rimasti immobili a guardare le lancette del segnale orario...
La rilevazione dell'ascolto TV dovrebbe essere effettuata da un ente autonomo e prevedere anche un'analisi qualitativa degli ascolti e non solo quantitativa come fa Auditel: chi guarda un programma deve poter dire se gli piace o no, non essere solo sommato a un numero indistinto di "contatti".
La riforma dell'Auditel è decisiva per il miglioramento della TV e dunque di questo paese.

6.Ilaria 21 gennaio 2010, 10:03
Grazie Cesare per avere spiegato così chiaramente un funzionamento che non conoscevo nei dettagli. Certo emerge ancora più chiaramente il problema di chiedere di fare qualcosa a chi, a differenza di rappresentanti di altri paesi, dove si deve davvero ascoltare l'elettore e rispondere, è stato invece non tanto eletto/a (cioè scelto/a) ma "acquistato in blocco" in base alla nostra orribile legge elettorale (e che chiaramente si comporta di conseguenza, come tutti sappiamo). Condivido la lettera e l'appello nella maniera più assoluta, e mi domando, cos'altro possiamo fare? Perchè non solo passerà inosservata, come Roberta Gisotti sa perfettamente e dunque molto consapevolmente (e tristemente) sottolinea, ma si rivolge proprio a coloro che, in larga parte, alla demolizione dei principi democratici hanno contribuito e continuano a contribuire in nome di un potere che grazie all'auditel mantengono e consolidano. Lo sottolineava Walter, io non riesco a dirlo con leggerezza perchè di "anime belle" abbiamo bisogno. Il pessimismo non riesce a rendermi cinica, se no non sarei qui. So che aprire gli occhi è il primo passo. Da qualche parte spero che parta l'effetto domino che farà crollare questo sistema.

7.walter 21 gennaio 2010, 11:35
@un po' per tutti
mah! Io per molto tempo sono stato convinto che interagire e stimolare i "nostri rappresentanti" (sic!) e/o i dirigenti che sono responsabili di un determinato servizio fosse indispensabile se si voleva che le cose cambiassero; ultimamente questa mia convinzione è andata un po' in crisi. Certo se arrivassero migliaia di lettere come quella della Gisotti forse (ma dico forse) quacosa si muoverebbe ma ben presto sarebbe tutto inghiottito dal polverone e le ripicche da asilo infantile (sei stato tu, no! tu!... voi comunisti ...voialtri berluscones...) del circo barnum della politica italiana; un sistema che ormai manifestamente è incapace di riformarsi dall'interno.
Che fare dunque? Difficile dirlo; forse l'unica scelta possibile è di lavorare su una visione consapevole della TV e perchè no anche imparare a SPEGNERLA se non c'è nessun programma che sia per lo meno decente? Osiamo dirla questa parolaccia? Possiamo sopravvivere una o più sere della settimana leggendo un libro, andando al cinema o ascolatando la radio?
Proviamo...

8.Cesare Cantù 21 gennaio 2010, 12:12
@walter
credo non sia un fatto di scelte. In questo stato di cose si sta davvero male, e se si sta male dovrebbe essere un istinto cercare di stare meglio. In questo caso facendo ognuno quello che riesce, quello che può, quello che sa; a casa o in piazza o sulla rete. La descrizione del polverone che fai è assolutamente plausibile ma è così credo perchè la possibilità di dimenticarsi delle loro responsabilità che abbiamo tutti noi lasciato ai politici è diventato troppo. Il mezzo primario per agire e incidere sui partiti continuiamo ad averlo, è il voto, e lo sappiamo tutti. Lo dico proprio per tutti, per chi sta a sinistra a destra o in mezzo: chiedere a chi votiamo di fare il suo dovere e di rispettarci, di rispettare il Paese, vale per tutti, non c'entra l'orientamento politico. Certo non è semplice, il rapporto dei cittadini con la politica è talmente asimmetrico dal punto di vista del potere... Proprio perchè sono d'accordo con te che questo sistema non si riformerà dall'interno, dobbiamo stargli addosso da fuori. Dal punto di vista numerico il rapporto torna a favore dei cittadini, milioni di firme messaggi presenze hanno ancora valore e peso penso. Bisogna farli sentire ed è per questo che la battaglia prima e più difficile da vincere è quella sulla comunicazione. Che il giornalismo torni ad essere professione democratica e orgogliosa di esserlo, bel cane da guardia del potere vicino a tutti e il più possibile lontano dai vari editori che tutti hanno per forza. Anche perchè gli editori fanno soldi se molta gente compra i loro prodotti... Un circolo divenuto vizioso che va rotto e risaldato nell'interesse di tutti.
Spegnere la TV serve nel momento in cui quel gesto ha un peso reale nella rilevazione dell'ascolto. E finchè ci sarà questo sistema (Auditel) non servirà a niente, solo a te per migliorare la qualità del tuo tempo libero. Dobbiamo proprio per questo arrivare a fare in modo che accendere o spegnere o cambiare canale abbiano un valore...

9.walter 21 gennaio 2010, 12:51
@Cesare
Certo, quello che dici sarebbe condivisibile.... se fossimo in un altro paese; purtroppo con l'attuale sistema elettorale gli eletti rispondono esclusivamente alle loro segreterie di partito poichè non essendoci più la possibilità di esprimere delle preferenze si è data la stura a piazzare mogli, amanti, mariti, cugini, amici degli amici e così via; certamente questo malvezzo deriva anche da una certa cultura politica presente qui in Italia. Chiediamoci perchè in Italia non sono mai nati organi di informazione di "qualità"; in Francia, solo per restare in tema di quotidiani ci sono Le Monde e Le Monde Diplomatique; in Spagna el Pais è un signor giornale, in gran Bretagna il Times.... i quotidiani italiani non sono paragonabili neppure lontanamente a queste testate; certo poi anche lì ci sono i giornalacci scandalistici ma sono queste punte di eccellenza che qui mancano. Stesso discorso per le televisioni, guardare la programmazione delle TV d'oltralpe fa capire l'abisso nel quale siamo caduti. Vi cito un brano del blog di Barnard che mi ha colpito molto: "Illuminante fu un episodio da me vissuto in Gran Bretagna nel corso di un reportage sull'Auditel inglese che svolgevo a fine anni '90 per conto proprio di Report. Nel corso dell'intervista al responsabile dei palinsesti della maggior Tv commerciale britannica, ITV, mi fu rivelato che la prima serata di quel network era riservata in maggioranza a programmi di alta qualità informativa. Com'era possibile? "Perchè il miglior consumatore di questo Paese" spiegò il funzionario, "è l'inglese della classe media, e quel tipo di ascoltatore premia immancabilmente con il telecomando la tv di qualità. Ed è lì che ovviamente si fiondano i nostri inserzionisti". Semplice. Sono inglesi, tutto qui." Detesto fare l'esterofilo ma il problema non sta nelle leggi e nei meccanismi ma nella somma dei comportamenti individuali - la grande corruzione comincia dalla cartaccia buttata fuori dal finestrino dell'auto. Quindi, se si imparasse a spegne la TV quando non c'è nulla da vedere invece di lasciarla lì accesa a riempire il silenzio di cui abbiamo così tanta paura, inizialmente non succederebbe nulla ma sono convinto che tale comportamento se si diffondesse alla fine finirebbe per incidere anche sulla qualità dei programmi proposti.

10.cinzia m. 21 gennaio 2010, 19:15
Io non capisco perchè, partendo da una questione oggettiva e delimitata di sacrosanta democrazia, come la messa in questione dell'Auditel, con critiche precise e documentate come quelle di Cesare, si debba inevitabilmente passare al pessimismo cosmico, che spazia dal sistema elettorale alle cartacce dai finestrini, e avrebbe potuto arricchirsi di altri mille, calzanti quanto assolutamente inutili esempi. A dimostrare che cosa? Questo: che in Italia non vale la pena di impegnarsi a fare nulla, se non il gesto di resistenza passiva che è quello di spegnere la tv.
Questo si sa fare, ben sapendo che a farlo saranno le persone che già hanno alle spalle una riflessione e una coscienza del problema, non quelle che sono ormai divenute spettatori passivi e che avrebbero più bisogno di essere tutelate, ad esempio milioni di bambini.
Sempre l'alternativa meno impegnativa. Perchè non spegniamo anche il pc, chiudiamo questo blog e ci mettiamo tutti a leggere Le monde diplomatique?

11.walter 21 gennaio 2010, 20:52
@Cinzia
Per carita' Cinzia, scriviamo pure; impegnamoci nelle lotte in cui crediamo; io ho fatto volontariato per 15 anni e non mi pento affatto.
Io suggerivo solo di ipotizzare di poter spegnere il mostro televisivo quando non vi sia nulla di interessante da vedere. In fondo a lei non è mai capitato di uscire da teatro a metà di una recita perchè trovava insopportabile il modo di recitare? Perchè allora non applicarlo ogni tanto anche alla TV?
Poi non creda che il paragone della cartaccia sia così campato per aria, fa parte anche quello della mancanza di civismo che ci fa accettare passivamente il fatto di vedere certa roba in televisione, le due cose sono legate da un indissolubile e sottile legame.
Il sistema elettorale ovviamente l'ho citato perchè la lettera è stata spedita a degli onorevoli e ovviamente il fatto che costoro si sentano più o meno in dovere di rispondere o di attivarsi ritengo sia legato al fatto che abbiano più o meno paura di venire "trombati" alle successive elezioni; è ovvio che con il sistema attuale la minaccia viene meno dagli elettori che dalle segreterie dei partiti che li scelgono.
Mi spiace infine che lei non legga il diplo, è veramente un giornale interessante lo sa?
snobissimamente suo
Walter

12.Cesare Cantù 21 gennaio 2010, 21:22
@walter e cinzia
vorrei fare un distinguo sullo spegner televisioni e tornare su Auditel. Che qualcuno spenga la TV per far altro, tipo leggere letteratura o saggi, o anche molti dei fantastici fumetti in circolazione o ascoltar buona musica distorta o clavicembala cha sia, direi è bene. Non è che si deve stare davanti ai (quasi tutti) deprimenti programmi Tivvù. Lo trovo controproducente come mezzo di protesta contro il degrado televisivo e delle persone che la guardano come punto di riferimento e luogo di svago importanti. E qui di nuovo torniamo al (grande) problema Auditel. Finchè ci saranno dati poco attendibili che permettono ai responsabili della programmazione di arroccarsi in generici "la gente lo vuole! Guardate i dati di ascolto!",sarà più difficile costringerli ad assumersi le loro responsabilità e far capire ai più degli italiani che ci sono altri modi di valutare come va un programma che non contare (anche se il conteggio fosse ben fatto) quante tv sono accese, magari con i rispettivi proprietari addormentati davanti per la cena pesante... I buoni e vecchi indici di gradimento, basati su interviste dirette, diari della visione dei programmi, questionari che domandavano anche: "Scusi, le è piaciuto per caso?". Rilevare la qualità percepita dagli spettatori non solo quanti elettrodomestici ronzano accesi, ecco cosa può essere utile per migliorare un intero sistema. La Gisotti spiega tutto molto bene nei suoi lavori.
Il tuo esempio della Gran Bretagna Walter è illuminante e ci porta ad un altra possibile via di uscita, dove l'impegno di tanti individui può sì pesare: le aziende. Se televisionari e pubblicitari si accontentano di difendere il loro potere le varie aziende che sborsano un totale di circa 3 miliardi di euro per fare pubblicità sulle reti italiane, quelle lo fanno perchè vogliono raggiungere un pubblico vero, e possibilmente abbastanza colto e danaroso da comprarsi whiskey, auto e gioielli e quant'altro. Non vogliono un pubblico virtuale o una massa di lobotomizzati. Incrinare un sistema che è un monopolio di potere può essere la crepa che fa crollare tutto quanto il grattacielo.

13.zauberei 21 gennaio 2010, 22:39
Ho due osservazioni - calcolate che io ho fatto rilevazioni per istat e rai per anni.
La prima è che non credo che le committenze abbiano il minimo interesse ad avere dati distorti in quanto a percentuali di ascolto - in questi contesti sono gli sponsor a fare la voce dei padroni E gli sponsor vogliono dati affidabili: per loro so' quatrini. Io ho fatto rilevazioni per la rai per un anno intero a telefonare 5 ore al giorno. Assicuro che le previsioni più fosche erano confermate. Non ho niente contro la riforma dell'Auditel ma il problema delle rilevazioni statistiche in Italia è strutturale a una mancata serietà di fondo - destra sinistra mezzo e mezzo. Istat ha fatto bellissimi progetti... ma io ho lavorato anche a delle cose metodologicamente risibili. Istat appalta - dopo di che bisogna vedere di che razza sono le società che prendono gli appalti.
La verità è che per fare bene queste cose, occorre un incredibile quantitativo di soldi, che agli occhi della cultura italiana, non possono essere spesi per la produzione di statistiche - donde i risultati solitamente abborracciati.

14.Daniele Baroncelli 22 gennaio 2010, 02:18
Ottimo Cesare!
Ma perchè non organizziamo una bella campagna internet per la riforma dell'auditel, coinvolgendo tanti portali/siti/blog influenti? CinemaItaliano.info ci sta! E credo anche tanti altri.
La riforma dell'auditel è focale per riuscire ad ottenere una televisione migliore. Però siamo in troppi pochi a saperlo. E forse prima di scrivere lettere a parlamentari che mai risponderanno, sarebbe bene farlo sapere alla gente.
Si potrebbe per esempio ideare una banda sovraimpressa "L'Auditel va riformato! LEGGI PERCHE'" che i portali/siti/blog sostenitori possono visualizzare in un angolo del loro sito, che rimanda ad una pagina con spiegazioni chiare ed incontrovertibili sul sistema dell"Auditel e sul suo effetto sul sistema televisivo italiano.
Tanti megafoni per propagare un messaggio semplice e necessario: "la riforma dell'Auditel".

15.walter 22 gennaio 2010, 09:43
Si scava, si scava, ...ancora un po'; sempre più giù ...
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=748&ID_sezione=56&sezione=

16.Cinzia Marini 22 gennaio 2010, 10:54
@Walter: Tutti gli esempi che citi tu, dalla cartaccia al sistema elettorale, non è che non sono vere. Sono parte di un problema generale di responsabilizzazione del cittadino, di sfiducia nelle istituzioni, di atteggiamenti non democratici, che in Italia esiste. Sono legatissime alla questione dell'Auditel.
Ma ritengo opportuno e pertinente parlarne qui, in questo concreto contesto. Non penso affatto che tu sia uno snob. Io la tv neanche la accendo, figurati spegnerla se non mi piace. Vivo all'estero da oltre vent'anni e conosco la qualità dei quotidiani esteri (buona e cattiva). Il punto è che non stiamo parlando di questo, qui e ora.
Il tuo esempio sulla Gran Bretagna invece è interessante, come rileva anche Cesare. Secondo me bisogna lavorare in quella direzione.
(come mai a Cesare dai del tu e a me del lei? mah)
@Zauberei: Giustissimo: le statistiche serie costano. L'Auditel non è seria. E quanto costa?

17.Cinzia Marini 22 gennaio 2010, 10:58
intendevo scrivere: "non è che non sono cose vere"
e
"NON ritengo opportuno"

scrivo troppo di fretta scusa Walter

18.walter 22 gennaio 2010, 11:41
@Cinzia
... ho cominciato con il lei e me ne sono accorto a metà del testo ... troppo pigro per correggere tutto
secondo me affrontiamo il problema da due angolazioni diverse; le raccolte di firme, le petizioni, i richiami sui blog, le coccarde appuntate sui risvolti delle giacche (e dei tailleur ); tutte quelle le cose che fa ad esempio il sito di Repubblica servono per galvanizzare chi già è convinto di una certa idea; sono iniziative servono per contarsi, per darsi vicendevolmente vigorose pacche sulle spalle e per avere la sensazione di non essere soli a pensarla in un certo modo.
Dal punto dell'utilità ritengo che incidano scarsamente; da anni il potere se ne infischia della "piazza" che sia essa fisica o virtuale. Quello che secondo me incide di più invece è la somma di milioni di piccoli comportamenti individuali che portano una certa situazione a cambiare; è ovvio che con l'attuale auditel se anche domani tutti spegnessero la TV i dati non registrerebbero l'evento; ma mettiamoci nei panni di un committente che ha sborsato fior di euro per pubblicizzare un prodotto in una trasmissione, sarà così ingenuo da rifarsi a dei dati che tutti sanno essere finti? Penso proprio di no; quelli sono dati che vengono propinati al popolo per giustificare il fatto che tali programmi sono "ciò che la gggente vuole". Il nostro committente invece immagino che si adoperi per ottenere privatamente un riscontro sul ritono effettivo dell'investimento effettuato.
E' lì che bisogna puntare; occorre far capire che il modo più potente di cambiare una sitazione è quella di cambiare il nostro comportamento; è un percorso lungo certo ma una volta avviato è travolgente. E' per questo che ritengo importante che Lorella faccia degli incontri nelle scuole, anzi ritengo che sarebbe interessante portare tali incontri ache nel mondo degli adulti.
Un po' meno snobbissimamente tuo

19.walter 22 gennaio 2010, 11:44
hops...
c'è qualche orrore di battitura /quella /quello
scusss

20.Cesare Cantù 22 gennaio 2010, 15:18
@Daniele
Sì, direi che è una cosa che è da fare. Va preparata bene e portata avanti non come campagna contro l'Auditel bensì in favore di tutti noi, per il rispetto dei nostri diritti, e questo passa e tanto attraverso una rilevazione degli ascolti TV più affidabile e comunque impostata su altri parametri che non quelli del solo "contatto".
Confrontarmi con voi qui sul blog mi è utile per capire che come funziona il mercato ascolti/pubblicità è chiaro solo ad una minoranza in Italia, mentre io credevo fosse di dominio pubblico... E dalla diffusione di questa consapevolezza dobbiamo partire. Parliamone dunque Daniele

21.cinzia m. 22 gennaio 2010, 17:28
@Walter, va a finire che ti dò ragione. Anche secondo me partire dalle scuole è essenziale.
@Cesare: Interventi, i tuoi, di grande qualità. Grazie.

22.Giorgia Vezzoli 22 gennaio 2010, 17:53
Si potrebbe lavorare sugli utenti pubblicitari (UPA) cioè quelli che comprano e pagano gli spazi pubblicitari in base ai dati di ascolto: è da loro, in primis, che dovrebbe arrivare la pretesa di dati di ascolto certi ed emessi da enti terzi.
L'UPA dovrebbe essere preposta proprio alla guida, alla trasparenza e all'aiuto alle aziende che comprano pubblicità.
Se non l'ha già fatto, Roberta potrebbe provare a contattarli e creare network fra di loro.
Certo, gli intenti e gli interessi in gioco sono molto diversi, ma l'obiettivo potrebbe essere comune.

23.Cesare Cantù 22 gennaio 2010, 22:17
@Giorgia
il problema credo sia che l'UPA è uno dei soci costituenti di Auditel di cui possiede il 33% insieme ad Assocomunicazione e Unicom.

24.Giorgia Vezzoli 25 gennaio 2010, 12:15
@Cesare Cantù: un bel conflittone di interessi ))))

25.marali 25 gennaio 2010, 13:06
rimando un pò corretto...scusate:
Io intanto stamperei la lettera di Roberta Gisotti e ci aggiungerei in fondo a mano una frase tipo "Mi associo e concordo con la richiesta di Roberta Gisotti" e la mia firma. Ma a chi si può inviare per posta (vale bene un francobollo! e poi la carta forse arriva...spero)?
Io però ho difficoltà a rintracciare indirizzi e/o mail. Mi piacciono molto questi post a cui si può aggiungere la nostra piccola goccia nel mare, ma per aiutare (se ce li avete già sottomano) nel commento che li accompagna non potreste aggiungere un indirizzario? Così ognuno intanto , se ha voglia, può fare subito qualcosa.
Sono un pò di fretta...spero che si sia capito chiò che chiedevo...gentilmente...

26.marali 26 gennaio 2010, 11:26
Ho trovato questo sito per scrivere alla Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale
e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi:
http://web.camera.it/_bicamerali/rai/home.htm
in fondo alla pagina c'è : "Scrivi al Presidente" e cliccandoci sopra si può inviare una mail...
Posso copiare la lettera della Gisotti ed aggiungerci la mia firma? E' scorretto?
E' meglio fare diversamente?

27.marali 29 gennaio 2010, 11:47
..hei! c'è nessuno quaggiùù??

28.Emanuela Chiarini 30 gennaio 2010, 18:58
sono anch'io interessata alle domande di marali...
E' importante per me sapere se è possibile poter sostenere questa iniziativa.

29.michela 30 gennaio 2010, 20:12
Sono d'accordo. Non capisco perchè devo pagare il canone TV per guardare programmi per la maggior parte scadenti e volgari.
Michela

30.Marianna 1 febbraio 2010, 11:23
Salve a tutte,
io ho trovato molto interessante il libro di Campani "Veline, niokke, cilici. Femministe pentite seza sex e senza city". Contiene una analisi dei media fatta per un progetto europeo -ma non solo, vi sono anche varie esplorazioni di retoriche pubbliche- operata a partire dal concetto di backlash, che secondo me merita molta molta attenzione. Qualcuna di voi lo ha letto?

31.marali 1 febbraio 2010, 11:56
Domande:
1) Si può copiare la lettera della Gisotti ed aggiungerci un commento e la propria firma?
2) Potreste inserire nel post iniziale (o in uno spazio laterale a parte) gli indirizzi utili?
Risposte?
(so che state lavorando....aspetterò pazientemente).
baci

32.laura albano 1 febbraio 2010, 12:51
@Marianna, l'ho letto da poco, e (a parte il titolo!) è interessante.

33.Marianna 1 febbraio 2010, 13:44
Si, il titolo immagino sia volutamente provocatorio! E anche l'immagine di copertina...
D'altra parte, è proprio però di Veline, niokke (trascrizione fonetica fatta dal giornale inglese che citava la battuta sulla Thatcher di Berlusconi -Se fosse una gnocca me la ricorderei) e di politiche che davvero portano il cilicio (e comparano il portare il cilicio con l'accudire notturno il proprio figlio!) che parla...

34.Cesare Cantù 1 febbraio 2010, 18:27
@marali @emanuela @tutti
La lettera di Roberta Gisottti ai parlamentari non prevede firme, noi l'abbiamo ripresa per cercare di darle la maggiore diffusione possibile e direi che così può fare nel modo più adeguato chiunque la ritiene importante.
E' probabile che appena possibile noi del Corpo delle Donne, Cinemaitaliano.info e altri soggetti sulla rete ci si muova proprio per promuovere una grande raccolta di firme sul tema della riforma dell'Auditel. Ve lo faremo sapere appena prenderà forma.
Intanto ritengo importante che la conoscenza di questo fondamentale problema che influenza la nostra democrazia si diffonda il più possibile. In tal senso molto utili sono proprio i libri di Roberta Gisotti: LA FAVOLA DELL'AUDITEL e DALLA TV DEI PROFESSORI ALLA TV DEFICIENTE. Ed anche il sito http://www.megachip.info/
Intanto grazie per la vostra "presenza" su di una questione così importante.

35.Emanuela Chiarini 3 febbraio 2010, 22:11
@ Cesare cantù
Grazie per le informazioni.
Accoglierò con estremo interesse iniziative in merito.

36.Roberta Gisotti 10 febbraio 2010, 23:28
Grazie per l'attenzione alla lettera, e scusate se impegni di lavoro e famiglia mi hanno impedito di entrare prima nel dibattito molto interessante, partecipato e vivace. Questa lettera sta riscuotendo, oltre che in questo qualificato sito, rinnovato interesse sulla rete e questo mi ripaga dell'impegno mai dismesso per questa battaglia prioritaria per la vita democratica in Italia. Detto questo vi comunico che alcuno dei membri della Commissione mi ha risposto, segno che ho colpito nel segno, ma anche dell'arroganza, della supponenza, dell'ignavia, della malafede di massima parte dei destinatari e forse ancor peggio dell'arredevolezza e scoraggiamento di pochi, che pure condividendo il contenuto della lettera restano attori inermi nella sceneggiata del malaffare politico endemico e sottomesso al potere economico di gruppi elitari interni ed esterni ai nostri confini, che decidono le sorti del Paese, certo al di fuori del nostro Parlamento rimasto a presenziare il nulla o quasi che resta delle nostre istituzioni pubbliche, compresa la Tv di Stato.
Che fare? Resistere, resistere, resistere! Allora trasformiamo questa lettera in una petizione popolare. So bene che in questa Italia, che appare indifferente ad ogni richiamo civico ed etico molte altre petizioni per motivi validissimi - pensiamo solo alle raccolte di firme organizzate da Grillo - sono finite nel nulla. Questo non ci esime dal fare la nostra parte, di rispondere alla nostra coscienza, di dare testimonianza, di dissociarci in privato e in pubblico da ciò che non condividiamo, di impegnarci per affermare le nostre idee, per difendere i nostri valori, per non farci umiliare e privare della dignità di cittadini-spettatori consapevoli; non ci esime dal tutelare i bambini, i ragazzi, i giovani davanti allo schermo e dal vergognarci di quello che permettiamo sia trasmesso in Tv che lede la dignità delle persone, tanto spesso le donne come documenta con drammatico realismo il documentario "Il corpo delle donne". Allora riprendiamoci il potere sovrano che in democrazia è assegnato al popolo e rilanciamo una campagna per riformare l'intero sistema di rilevamento degli ascolti televisivi. Chissà che nel marasma generale che coinvolge di questi tempi Stato e Chiesa non si aprano prospettive nuove per chi pazientemente ha resistito all'ondata montante dell'immoralità pubblica e privata. Roberta Gisotti

37.Cesare Cantù 11 febbraio 2010, 16:49
@Roberta Gisotti
Grazie del suo intervento, chiaro e determinato. Inoltre la ringrazio personalmente, da cittadino, per il lavoro di sensibilizzazione sulla "falla" Auditel che mette a rischio la nostra democrazia, e per l'impegno che ci mette.
Penso anch'io che mentre si resiste vada organizzata un'iniziativa importante, in cui cercare di mettere in campo tutte le forze che chiedono appunto che la TV, bene pubblico, sia restituita ai cittadini. Partendo dalla Rete, il luogo forse migliore per iniziare a coagulare consenso democratico.
Ci vorrà probabilmente ancora un poco di tempo per iniziarla, ma prepariamoci ad una campagna che possa davvero portare all'avvio di una riforma ormai necessaria come l'ossigeno.

 
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