Roberta Gisotti ''Dalla Tv dei Professori alla Tv deficiente''

Roberta Gisotti
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Roberta Gisotti ''Dalla Tv dei Professori alla Tv deficiente''
Da "Tabloid" Ordine Giornalisti Lombardia di Emilio Pozzi 01/01/2007
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Certe battute, anche se passano di moda, entrano però nelle cronache della storia. È il caso della definizione di TV deficiente, coniata da Franca Ciampi in un'intervista (quando il marito era Presidente della Repubblica) e che fornì lo spunto per l'ennesimo dibattito sulla funzione del servizio pubblico televisivo.

Il termine è stato ripreso per il titolo del nuovo libro di Roberta Gisotti la quale, lavorando alla Radio Vaticana e collaborando alla Rai, ha avuto modo di fissare alcune riflessioni, contrappuntando cronologicamente gli avvenimenti, più o meno salienti, legati alla magica scatola delle immagini.
Di quello che è accaduto e di ciò che è stato detto fra il 1993 e il 2005 (ma alcune notizie e gli organici dirigenziali sono aggiornati al 2006), si occupa l'ultimo volume, che si aggiunge ad altri tre su temi giornalistici, registrando come un sismografo, ogni variazione.
E si sa che lo strumento è particolarmente sensibile ai terremoti. Il sottotitolo del volume avverte, con un concetto più politico, che si racconta la Rai della seconda Repubblica. Una sintetica e critica analisi della situazione, dell'azienda considerata con termine ormai abusato, 'la più grande azienda culturale del paese' la si legge nella prefazione di Giovanni Valentini secondo il quale l'assetto strutturale, "non corrisponde e non ha mai corrisposto ad alcuna pianificazione editoriale, commerciale e pubblicitaria. È il prodotto di una lottizzazione politica, cioè di una spartizione tra i partiti e nei partiti che risale indietro nel tempo e ormai appartiene al codice genetico dell'azienda, al suo Dna". L'auspicio, quasi un'ipotesi programmatica, di Valentini è questo: "È proprio da questa doppia sudditanza, - alla politica e alla pubblicità - che va affrancata la Rai per restituirla alla sua funzione di servizio, ammesso che l'abbia mai svolta veramente". E precisa: "Da una parte un vertice sottratto alla subalternità, ai partiti, autonomo indipendente, rappresentativo delle competenze e anche delle categorie sociali. Dall'altra, un finanziamento che provenga essenzialmente dal canone, magari in linea con quello delle altre tv pubbliche europee per liberare la programmazione dall'ipoteca degli ascolti."
È questa idea di base quella che circola da anni ma che evidentemente, riducendo le entrate perchè non si può pensare ad un aumento spropositato del canone, porterebbe a diminuire i canali, magari a uno solo. Il che favorirebbe i privati, tutti, non solo Mediaset.
D'altro canto le innovazioni tecnologiche, i canali satellitari, il digitale, fanno apparire di retroguardia, anzi superati alcune ipotesi, persino quelle contenute nelle leggi Gasparri prima, e Gentiloni poi. Uno dei pregi del volume di Roberta Gisotti è peraltro quello di fornire un utile panorama, curato da Ylenia Berardi, delle normative in atto in alcuni paesi europei (Regno Unito, Francia, Germania, Spagna). Il racconto si dipana, sulla scorta di puntuale documentazione giornalistica (alle ricerche ha collaborato Maria Vittoria Savini), su una vicenda nella quale si sono avvicendati, in viale Mazzini, in tredici anni, ben otto Consigli d'amministrazione e undici direttori generali.

La prosa è vivace, talvolta puntuta. Non si risparmiano considerazioni critiche.Citiamo, ad esempio, un passo, che ci sembra emblematico dello spirito dell'autrice e che fotografa, senza complimenti, la situazione. Siamo al 2004: "Il 3 gennaio la Rai compie cinquant'anni dibattendosi tra pochezza di contenuti televisivi, reiterati nelle espressioni minimalisti dei Talk show del mattino, del pomeriggio, e della domenica, occupati da schiere di conduttori e ospiti dietro i quali si nascondono cordate di poteri aziendali intrecciati alla politica. Trionfa l'infotainment, sempre meno info e sempre più tainment, ormai terra di conquista di giornalisti che interpretano copioni scritti da autori televisivi.
Trionfano anche qui i quiz show con presentatori pagati milioni di euro per leggere domande scritte da altri, pagati anch'essi milioni di euro. E, come dimenticarlo si consolida definitivamente l'era dei reality che in realtà si dovrebbero chiamarsi fantasy e chi avviliscono concorrenti e spettatori. Parente stretto del reality è il cosiddetto peopleshow, delle finte storie vere o vere è storie finte, altro genere che negli ultimi anni ha trovato la sua consacrazione televisiva.

E poi ancora la fiction della porta accanto, il meteo a tutte le ore, la pubblicità invasiva e perversa, i telegiornali urlati e ansiogeni, farciti di cronaca nera che dosano con il contaminuti le battute dei politici, lontani anni luce del paese reale, contenitori acritici di amori e tradimenti di attori, cantanti, calciatori, calendari sexy e gossip modello rotocalco, anche loro in prima linea nella gara degli ascolti per trainare il pubblico dal programma che precede e renderlo a quello che segue. Una Rai dove, salvo rare eccezioni, intelligenza e cultura sono ostacoli al successo, merito e professionalità handicap alla carriera, se non arricchiti da oneri politici e dove si stabilisce che un programma funziona o non funziona sulla solo sulla base dei dati Auditel e non importa se sia un concerto di Muti, un reportage dal Medio Oriente o l'ultima sfilata di Valeria Marini. In questo immenso mare di stupidità sopravvivono isole di sapienza confinate perlopiù a Rai Tre condannata non a caso a perdere i finanziamenti pubblicitari, o nelle ore notturne o mattutine di minore ascolto, per non danneggiare le performance delle reti e gli obiettivi d'ascolto che fruttano premi di produzione ai dirigenti.

Non c'è spazio di azione per chi voglia ribellarsi a questa Rai". Insomma qualche sassolino dalla scarpa se l'è levato. Certamente, come collaboratrice ha potuto analizzare e riflettere, prima di sfogarsi. Roberta Gisotti, Dalla Tv dei Professori alla Tv deficiente, Nutrimenti, Roma 2006, pagine 250, euro 12,00

 
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Tags: Tv auditel Rai seconda repubblica
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