L'Auditel e la leggenda del Qualitel

Roberta Gisotti
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L'Auditel e la leggenda del Qualitel
Da "Terra" quotidiano ecologista di Roberta Gisotti 06/02/2011
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C'era una volta il Qualitel. Dopo la favola dell'Auditel sugli indici di ascolto inaffidabili, discorsivi e fuorvianti che da 24 anni decidono cosa 'passa' in Tv, vi raccontiamo la leggenda degli indici di gradimento.
Tutto cominciò con la chiusura del Servizio opinioni della Rai a metà degli anni '80, rottamato con la paleotelevisione del monopolio statale, sull'onda della nascente neotelevisione del duopolio Rai-Fininvest. Nel dicembre 1986 s'inaugurò l'era dell'Auditel per dare un prezzo agli spot pubblicitari. Poco importava il giudizio del pubblico. Passati 10 anni qualcuno ci ripensò: troppa Tv spazzatura! Cosicchè nel 1997 nacque in casa Rai l'Iqs (Indice di qualità e soddisfazione), ma il rilevamento fu tenuto nascosto finchè la notizia, dopo 5 anni, si diffuse sulla stampa. Molti continuarono a negare che l'Iqs esistesse, finchè un ministro (Gasparri) incalzato dai giornalisti, nel 2003, non rivelò per la prima volta i suoi dati, del tutto diversi dall'Auditel. Fu scandalo e l'Iqs tornò nell'oblio aziendale. Bastavano i dati Auditel ad incendiare la guerra degli ascolti e ad alimentare l'enorme giro d'affari televisivo. Poi arrivò un altro ministro (Gentiloni) a voler riformare la Rai, che chiuse l'Iqs nel 2007 per lanciare il Qualitel, sistema più raffinato - si disse - che però non vide mai la luce - troppo costoso si obiettò - seppure per due anni un Comitato di esperti lo abbia progettato. Sfortunatamente tutto era stato scritto nero su bianco nel Contratto di Servizio Rai 2007-'09, così arrivati alla scadenza l'Autorità garante per le comunicazioni (AgCom) si vide costretta ad intimare alla Tv pubblica di rispettare la legge, pena una mega-multa da 90 milioni di euro. Panico vero. In fretta e furia - nonostante il parere negativo espresso dal Comitato - si corse ai ripari con un sondaggio affidato alle società "Pragmasrl" e "Dinamiche", su appena 4 settimane di programmazione, escludendo eventi sportivi e religiosi, film, fiction d'acquisto, "in quanto non rientranti nella sfera della discrezionalità produttiva della Rai", che però li trasmette. "Nel complesso la programmazione Rai - concluse lo studio - si dimostra in grado di soddisfare bisogni e aspettative del pubblico durante l'intera giornata." Accadde però che l'AgCom non si contentò del giudizio sommario e assolutorio: non era quello il Qualitel promesso per iscritto. Scattò per la Rai nel marzo scorso una mini-multa di sole 100 mila euro, forse per premiare la buona volontà di chi anche lo scorso autunno, tra metà ottobre e metà novembre, ha riproposto il mini-sondaggio spacciato per Qualitel, concludendo che "L'analisi sulle modalità e le motivazioni di fruizione della televisione, espresse dalla platea televisiva, evidenzia la capacità della programmazione Rai di soddisfare i molteplici bisogni e aspettative del pubblico". Sembra vero.....se non fosse che non è vero!
Insomma la favola dell'Auditel e la leggenda dell'Iqs-Qualitel si intrecciano in quella selva oscura che sono gli interessi della pubblicità e quelli della politica, che infine hanno ridotto l'Italia a quello spettacolo pietoso che oggi abbiamo davanti agli occhi accendendo la Tv.

 
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Tags: auditel qualitel indici ascolto rai iqs gradimento tv
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