Cattiva maestra televisione? Raitalia si interroga su pregi e difetti di programmi e Tg

Roberta Gisotti
E-mail: robertagisotti(@)hotmail.com

 
 
 

Ricerca base
Tutti i testi
Frase esatta
 
Facebook Roberta gisotti su Facebook
 
RSS
Cattiva maestra televisione? Raitalia si interroga su pregi e difetti di programmi e Tg
da "News Italia Press" 09/01/2009
Ospiti di Piero Badaloni, Corrado Calabrò, Renzo Arbore, Mario Morcellini, Roberta Gisotti, Vittorino Andreoli
Come è la tv italiana? Una domanda che a Raitalia interessa molto visto che deve rilanciare nel mondo il meglio della produzione Rai. Così Italia World ha dedicato una puntata speciale all'argomento.

Dopo le spietate dichiarazioni sulla qualità televisiva di Corrado Calabrò, Autorità di Garanzia italiana per le comunicazioni, e dopo la "rivoluzione francese" della Tv pubblica depurata dalla pubblicità, il direttore di Raitalia e conduttore di Italia World Piero Badaloni ha invitato in trasmissione il Presidente dell'Authority, l'autore e showman Renzo Arbore, il sociologo Mario Morcellini e la giornalista e scrittrice Roberta Gisotti.

In collegamento da Venezia lo psichiatra Vittorino Andreoli. Da Parigi Alberto Romagnoli ci racconta come è stata accolta la decisione della Tv pubblica Francese di togliere la pubblicità in alcune fasce orarie. Da Bruxelles Giuseppina Paterniti fornisce un quadro della legislazione Europea sulla tv pubblica e i diritti dei minori.

Principale imputato di questa cattiva tv sembra essere l'Auditel che per Corrado Calabrò permette uno scarso utilizzo della creatività poichè la sperimentazione mette a rischio la certezza degli ascolti.
Come è la tv italiana? Una domanda che a Raitalia interessa molto visto che deve rilanciare nel mondo il meglio della produzione Rai. Così Italia World ha dedicato una puntata speciale all'argomento. Così "la tv italiana vola bassa. Basta pensare alla Bbc inglese che ha ben 10 canali interattivi e propone una tv che accontenta ogni palato".

Molto netto il giudizio di Roberta Gisotti. "L'Auditel è una dittatura, che si riferisce anche ad un campione non rispettoso dei criteri socio-demografici. Rappresenta solo il 10% dei consumatori italiani, poichè solo una famiglia su 10 di quelle contattate per diventare "campione" decide di accettare l'impegno".

Renzo Arbore sostiene il ripristino dell'indice di gradimento o la partenza del qualitel: "So che costa molto il qualitel - afferma Arbore - ma è necessario definire un meccanismo che fotografi il gradimento di un programma. Il dato quantitativo non può essere l'unico.
Anche perchè vi sono programmi molto visti ma poco amati e programmi visti da meno persone ma che hanno un alto indice di gradimento. Un programma può essere visto da molti perchè lanciato bene dalla pubblicità, perchè crea aspettativa. Ma poi, il giorno dopo, può ricevere critiche incredibile. Basso il gradimento ma alto l'ascolto."

Per Mario Morcellini: "Non è possibile abbandonare i riscontri quantitativi poichè da essi è possibile conoscere molte cose, tra cui il fatto che i giovani si stanno allontanando dal mezzo televisivo. Certo il dato Auditel a volte porta a cancellare un programma per un flop anche dopo una sola serata, senza pensare che qualsiasi novità prima di essere giudicata ha necessità di un posizionamento".

Per Mario Morcellini la tv era più avanzata quando era in regime di monopolio. Oggi, con la concorrenza, la tv è meno avanzata della società, poichè ha paura di sperimentare e preferisce affidarsi direttamente a quelle certezze, a quei format standard che l'Auditel ha già premiato".

Renzo Arbore non crede, invece che "la scelta di Sarkozy riuscirà a migliorare la qualità della tv francese. Uno dei grandi motori della tv anche pubblica è la pubblicità e non è sostituibile. Se il risultato dovesse dare ragione al Presidente francese, lo giudicherei un miracolo".
E in Italia? "In Italia sarebbe la morte del servizio pubblico - prosegue Arbore - e non essendoci più concorrenza poichè la tv sarebbe finanziata dallo Stato, entrerebbero tutti raccomandati".

Roberta Gisotti è invece sostenitrice della scelta francese "E' coraggiosa. In Italia dovremmo almeno liberare una rete dalla pubblicità. Ma è necessario anche spiegare agli italiani che paghiamo il canone televisivo più basso d'Europa". La discussione del programma si sposta anche sul rapporto tra Tv e minori.
Per lo psichiatra Vittorino Andreoli, è difficile parlare di tv educativa. "Dobbiamo evitare disastri per i minori e gli adolescenti che guardano la tv. Solo dopo possiamo pensare a costruire un sistema televisivo che svolga compiti educativi. Siamo ancora nella fase in cui i minori, nelle 3 ore di televisione che guardano ogni giorno, si trovano di fronte a due morti ammazzati ogni ora, all'interno dei diversi generi televisivi che guardano. Si perde il significato della morte, si innesca una cultura della morte e non esistono più le morti esistenziali".

Per Calabrò: "La tv non deve deresponsabilizzare le famiglie dai compiti educativi. Ma la tv italiana deve cambiare, deve aprirsi al mondo. Io per sapere quel che accade nel mondo devo guardare la Bbc o la tv francese". Da tempo si discute sulla preponderanza delle notizie di cronaca nera nei Tg.

"Non significa mettere in dubbio la libertà dei giornalisti e il diritto di cronaca - afferma il sociologo Morcellini - ma non ci possono essere richiami a fasi alterne della politica ad una tv giudicata troppo ansiogena.Succede che vi sia più attenzione alla cronaca nera durante la campagna elettorale e meno dopo. Il ministro Bondi, che ha chiesto nei giorni scorsi una tv meno ansiogena, avrebbe dovuto chiederlo anche nel corso dell'ultima campagna elettorale. Ed anche i giornalisti devono stare attenti, perchè questa 'stagionalità' dei criteri incide direttamente sulla credibilità dell'informazione".

I dati dell'osservatorio di Pavia, infatti, hanno dimostrato che la percezione dell'opinione pubblica sulla sicurezza è direttamente legata non all'aumento o alla dimensione dei reati, ma a quanto la tv ne parla. A fronte di minori reati e di maggiore attenzione dei media, la percezione della paura da parte dell'opinione pubblica aumenta. Se la tv ne parla meno la preoccupazione degli italiani diminuisce.

"La proiezione della realtà data dalla tv è, in alcuni casi, addirittura distorta. - afferma Calabrò - C'è un diritto ad essere informati e un diritto ad informare. Ma anche una necessità di autoregolamentazione. Non è possibile che un fatto esista o meno solo perchè lo dica la tv, perchè il tg riporta la notizia. Come è necessario evitare i processi mediatici. Non è pensabile che la tv, nei confronti dell'opinione pubblica, possa contare più delle decisioni prese nelle aule di giustizia".

Per lo psichiatra Vittorino Andreoli, "la tv mostra una realtà che è peggio della realtà stessa. Questo è rischioso poichè porta alla conclusione che la violenza dentro casa mia, se vedi quello che c'è fuori, è inferiore. La violenza televisiva diventa consolatoria e rischia di abituarci alla violenza quotidiana reale".

Ed è lo stesso Andreoli a lanciare un nuovo sistema di giudizio per la tv. "Dopo l'Auditel vorrei lo Stupidel, un meccanismo per diminuire il livello di stupidità della tv italiana"; mentre Morcellini è convinto che "Chi fa la televisione non può essere il giudice di sè stesso".

L'ultimo appello è di Corrado Calabrò. "Il vero male oscuro che serpeggia nella tv italiana è l'inclinazione alla banalità. La creatività costa sforzi e impegni, ma è davvero l'unico modo per uscire da questa situazione".
Raitalia lancia il sondaggio fra i suoi telespettatori sul web: "e voi come la pensate?".
 
| | | |
L'articolo nella sezione: Rassegna: si parla di me / Agenzie
TV buona dottoressa?  Dalla Tv dei professori alla Tv deficiente. La Rai della seconda Repubblica  La favola dell'Auditel. Parte seconda: fuga dalla prigione di vetro  La Favola dell´Auditel  La nascita della Terza pagina. Letterati e giornalismo 1860-1914 
W3C    |    CSS    |    ASP    |    MySql    |    Site map    |    Privacy    |    Credits