Roberta Gisotti: Dalla Tv dei professori alla Tv deficiente. La Rai della seconda Repubblica

Roberta Gisotti
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Dalla Tv dei professori alla Tv deficiente. La Rai della seconda Repubblica
Roberta Gisotti 05/03/2008
ImmaginePrefazione di Giovanni Valentini, Editore Nutrimenti (2006)

Chi consapevolmente, chi inconsapevolmente, in molti, negli ultimi quindici anni, hanno lavorato a un obiettivo comune: indebolire la TV pubblica a tutto vantaggio del monopolista privato. Una strategia alla quale non sono sembrati estranei neanche i vertici della stessa RAI.
Per questo sembra ormai necessario ricostruire nel dettaglio, e dall'interno di viale Mazzini, come si è potuto passare dalla "TV dei professori", quella che avrebbe dovuto segnare l'inversione di tendenza rispetto alle lottizzazioni della prima Repubblica, alla "TV deficiente", espressione ormai entrata nell'uso quotidiano per indicare la dequalificazione della principale azienda culturale di Stato. E soprattutto capire che ruolo ha avuto la politica in questo percorso perverso.

 

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Nota dell'autrice

Il libro ripercorre le vicende del Servizio pubblico radiotelevisivo, a partire dalla cosiddetta "Rai dei professori", sorta nel 1993 - sulle ceneri di un sistema politico naufragato - con il proposito di rilanciare la più grande azienda culturale del Paese, fino alla nomina nel 2005 dell'attuale Consiglio d'Amministrazione, secondo le nuove direttive della Legge Gasparri, che ha riformato l'intero sistema della comunicazione in Italia, e in attesa della controriforma già annunciata dal ministro delle Comunicazioni Gentiloni. Vicende vicine nel tempo ma difficili da ordinare nella memoria per il loro vorticoso succedersi!
L'opera presenta l'avvicendarsi in soli 13 anni di 8 Consigli di Amministrazione e 13 presidenti che hanno avuto vita travagliata con dimissioni, sostituzioni, atti di sfiducia, vacanza d'incarichi, e che hanno nominato una decina di direttori generali e decine e decine di direttori e vicedirettori di divisioni, reti, strutture, telegiornali, dipartimenti, consociate e di tutto quanto rientra nell'ottica della spartizione di un potere suddiviso in mille rivoli.
Sono riportati i vari piani presentati dai Cda per il rilancio e di ristrutturazione dell'azienda e i risultati ottenuti, oltre gli episodi più eclatanti interni all'Azienda, rimbalzati sulla stampa e che hanno acceso il dibattito politico, sociale e culturale sul ruolo della Rai.
La storia che ne esce è sorprendente, secondo l'obiettivo esplicitato da Licio Gelli nel "Piano di rinascita democratica" ideato dalla Loggia massonica P2: "dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna". Finalità perseguita da soggetti politici e finanziari con la complicità consapevole di alcuni o inconsapevole di altri, accomunati da interessi economici trasversali che hanno trovato nel duopolio sancito dal regime di finta concorrenza dell'Auditel, il maggior punto di forza.
Alla luce dell'attuale acceso e controverso dibattito sulla comunicazione, l'opera si pone quale utile e provocatorio strumento per disegnare il futuro del Servizio pubblico televisivo in Italia, tema cruciale per la vita democratica del Paese, al di là degli schieramenti governativi. Per questo in appendice sono riportati gli scenari televisivi di alcuni Paesi europei e riportati i criteri di gestione e governo delle Tv pubbliche.

Prefazione di Giovanni Valentini

La Rai non è soltanto la più grande azienda culturale del Paese, come ripete uno slogan ormai abusato. E' anche il sismografo più sensibile della vita politica nazionale. Ed è soprattutto l'epicentro o il fulcro di tutto il sistema dell'informazione. L'anomalia della concentrazione pubblica televisiva che supporta e giustifica quella speculare privata: tre Reti contro tre Reti, come i "pezzi" sulla grande scacchiera della Tv e della pubblicità.
A dispetto dell'omologazione reciproca in atto ormai da molto tempo, e a differenza del suo diretto concorrente, alla Rai spettano però il ruolo, la funzione e la responsabilità del Servizio pubblico a cui fa fronte il canone d'abbonamento. Da qui, appunto, la sua rilevanza sociale oltrechè economica e politica. E da qui, anche l'importanza di un libro come questo che racconta "La Rai della Seconda Repubblica", nel passaggio tanto cruciale quanto infinito "dalla Tv dei professori alla Tv deficiente".
Non è certamente un caso che Roberta Gisotti sia anche l'autrice di un altro libro sulla "Favola dell'Auditel". Il ricatto dell'audience, con il meccanismo perverso degli ascolti che condizionano la qualità e la scelta dei programmi, è infatti all'origine della degenerazione che corrode e corrompe la produzione del Servizio pubblico. Un tradimento ripetuto e continuo della propria missione che snatura l'azienda, rinnegandone l'identità e la vocazione.
La tripartizione delle Reti pubbliche televisive, come tutti sanno e possono verificare quotidianamente attraverso il video, non corrisponde e non ha mai corrisposto ad alcuna pianificazione editoriale nè commerciale o pubblicitaria. E' il prodotto di una lottizzazione politica, cioè di una spartizione fra i partiti e nei partiti, che risale indietro nel tempo e ormai appartiene al codice genetico dell'azienda, al sua Dna. Una rete al maggior partito della maggioranza di governo, una divisa tra i suoi alleati minori e un'altra, infine, assegnata come una riserva indiana all'opposizione. E poi, all'interno di ciascuna Rete, un'ulteriore suddivisione di testate e testatine, telegiornali e giornali radio, programmi e rubriche, poltrone e poltroncine, fra le "componenti" (come si chiamano oggi le vecchie correnti) dei diversi partiti e partitini.
E' proprio da questa doppia sudditanza - alla politica e alla pubblicità - che va affrancata la Rai per restituirla alla sua funzione di Servizio pubblico, ammesso che l'abbia mai svolta veramente. Da una parte, un vertice sottratto alla subalternità ai partiti, autonomo e indipendente, rappresentativo delle competenze e anche delle categorie sociali. Dall'altra, un finanziamento che provenga essenzialmente dal canone, magari in linea con quello delle altre Tv pubbliche europee, per liberare la programmazione dall'ipoteca degli ascolti.
Con l'apprezzabile sforzo di ricostruire gli ultimi 14 anni di vita della Rai, dal 1992 al 2006, questo libro offre un contributo anche per immaginare il futuro del Servizio pubblico. Un futuro degno del suo ruolo, ma anche delle tante professionalità che lavorano all'interno dell'azienda. E soprattutto, rispettoso degli utenti, dei loro diritti e delle loro legittime aspettative di cittadini.

 
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L'articolo nella sezione: Libri / Libri
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